"Ama e fa' ciò che vuoi".

S. Agostino

giovedì 9 giugno 2011

Quello che mi basta per stare bene

Un abbraccio inaspettato ti scalda il cuore quando fuori il cielo brontola.
Oggi abbiamo salutato alcune insegnanti perchè dopodomani finalmente inizieranno le vacanze. Tra queste c'era anche ProfSimo, l'insegnante di religione, una donna tiene davvero molto a noi, sia come allievi, sia come individui. Una prof eccezionale per la passione che mette in quello che fa e per le riflessioni che le sue lezioni scaturiscono in noi (qualche tempo fa abbiamo discusso sul significato dell'espressione "ti voglio bene"). Un po' per la storia personale che ci tiene legate, un po' perchè non mette voti e quindi è "neutrale" e un po' perchè spesso mi sono fermata a parlare con lei di questioni varie, la ritengo una persona importante nella mia esperienza di studentessa e di persona. Insomma, oggi, dopo averci salutati tutti con un gran sorriso è venuta da me e mi ha abbracciata. E io sono rimasta... senza parole. Un abbraccio e il buio nel cuore è diventato luce.
La stessa cosa ho provato nel leggere il post di Annamaria di una decina di giorni fa... Chi se lo aspettava un regalo di compleanno così? Un po' di musica (...Bach, dici niente!) e quelle parole (c'è forse qualcosa di più semplice in questo mondo di bite?) mi hanno fatta sentire davvero felice. (Per questo, Annamaria, GRAZIE GRAZIE GRAZIE).
Sono contenta così...

lunedì 6 giugno 2011

"Va bene così"





Lo avete notato? Quando le persone ci deludono, quando le situazioni non vanno come vorremmo e le persone che ci amano ci fanno notare che dovremmo lottare, farci sentire per protestare, magari vendicarci la risposta che diamo è: "non importa, va bene così". E poi ci chiudiamo nella tristezza di una delusione, nella malinconia. Perchè cosa possiamo fare? Risolveremmo forse qualcosa arrabbiandoci? No. Le persone sbagliano, le cose non possono andarci sempre bene, tanto vale prendere e portare a casa. E se fosse l'atteggiamento sbagliato? E se dovessimo davvero alzarci in piedi e gridare a gran voce "io non ci sto"? Quali potrebbero essere le conseguenze? Se la posta in gioco è alta allora, quasi quasi, il salto si potrebbe anche fare. Ma è un pensiero veloce, che sfiora ci appena.
... e a forza di "va bene così" la vita si riempie di una malinconia difficile da togliere.

sabato 4 giugno 2011

Il saggio degli allievi




Organizzare il saggio è sempre una grande impresa, per il consiglio della nostra banda. Siamo circa 104 allievi e ognuno deve avere il suo spazio, i suoi tre minuti nondipiùperchèsennòandiamoavantifinoanottefonda.
Ieri sera ci siamo trovati tutti in teatro, bimbi piccolini agitati per il loro primo saggio, ragazze più grandi che l'agitazione l'hanno persa da tempo, comunque tutti bellini e ordinati dentro la polo bianca con il logo della banda. Io e i ragazzi più grandi della mia classe di flauto traverso abbiamo suonato tre brani, Allemande d'Angleterre di Gervaise, La Venissienne di Attaignant e Je ne l'ose dire di Certon, tre danze rinascimentali molto carine e molto semplici, scritte originariamente per flauto dolce. C'eravamo solo noi, del resto non ci importava. Ciò che volevamo era eseguire quei pezzi il meglio possibile, pazienza se qualche nota scappava ribelle dalle nostre dita o se l'intonazione non era perfetta. Volevamo, tutti noi, essere catapultati, per tre minuti, in una corte come quella di Lorenzo il Magnifico, piena di opere d'arte e di personaggi famosi, sfarzo e ricchezza... e ci siamo riusciti, a giudicare il sorriso del maestro alla fine del nostro turno.
Ci siamo divertiti, perchè è così che deve essere un saggio, divertente, e abbiamo fatto un po' gli scemi (ma questo è assolutamente normale) improvvisando una specie di coreografia quando alcuni allievi della classe di percussioni hanno suonato "Thriller".
... e anche questa è andata.

Bacchino

Nello scorso post parlavo di un liquore, il bacchino... in effetti non mi sono posta il problema che lo conosceste. Così grazie a Sandramacca colgo l'occasione per parlarvene.
In pratica è un liquore di bacche di lauro (così le chiamano i miei nonni... comunques sono di colore scuro), zucchero e grappa. Dieci cucchiai ogni cento bacche e riempire la bottiglia fino all'orlo. Bisogna lascirare le bottiglie al buio e al fresco muovendole mattina e sera per almeno quaranta giorni, poi si può bere.
I nonni dicono che sia un buon digestivo.

giovedì 2 giugno 2011

Come un rito

Stamani è venuto dai nonni Pasquale, il signore che ogni anno iscrive le persone della mia zona per il viaggio verso Laggiù. Nonna aveva preparato tutti i documenti in cucina e da una parte i bicchierini da liquore e la bottiglia di bacchino per gli uomini e l'aranciata e i bicchieri a fiori per le donne. Una specie di rito, questo, che si ripete ormai da diversi anni. Pasquale si è accomodato a capotavola, come sempre, e con una lentezza quasi sacrale ha estratto la cartellina con i moduli da compilare. Ci sono moduli rosa per il personale, blu per i pellegrini e gialli per gli ammalati. Tra tutte queste possibilità noi abbiamo "scelto" un modulo rosa per me e tre moduli blu per mia nonna e le sue amiche. A quel punto con la stessa precisione e attenzione di Georges Hautcourt (l'avvocato degli Aristogatti) ha tirato fuori la sua penna e abbiamo cominciato con la mia scheda. Nome, cognome, data di nascita blablabla... Il modulo lascia la possibilità di scegliere compagni di viaggio e servizio che si intende prestare una volta arrivati Laggiù. Inutile dire che non mi ha sfiorata il minimo dubbio: il refettorio come lavoro e le mie amiche disperse Francesca e Valentina come compagne di strada, di treno, di servizio, di stanza, di avventura. Firmetta e via, con i moduli di nonna e delle sue amiche e la solfa si è ripetuta altre tre volte. Alla fine Pasquale ha meticolosamente inserito le iscrizioni nella tasca della cartellina per dividerle dalle altre, poi abbiamo parlato di questioni logistiche sorseggiando aranciata e bacchino. Anche per quest'anno la fatica di dettare il codice della tessera sanitaria (non so se anche la vostra come la mia ha un mucchio di zeri) è stata fatta e ho il mio posto sul treno tra le persone a cui voglio bene... non vedo l'ora di partire.

mercoledì 1 giugno 2011

Chicco



Chicco è il primo regalo che ho ricevuto. Un micio giallo con le orecchie gialle e blu e un sonaglio nel suo corpicino dal quale fatico ancora oggi a stare lontana. Ha resistito a lavaggi in lavatrice, traslochi, viaggi e soprattutto a tante lacrime e il suo sorriso ricamato mi calma quando sono agitata. Oggi anche Chicco compie 18 anni... è maggiorenne anche lui! ;) E' un micino sbiadito e non indovineresti mai il suo colore originale se non ci fossero le foto a testimoniarlo. Ha delle macchie sul muso, ricordi dei miei pianti interminabili. Il sonaglio, però, suona ancora e se lo guardo bene sembra sorridermi con la stezza dolcezza di quando ero un fagottino.

Chicco ti voglio bene.






Auguri, LaFlautista






Oggi, esattamente 18 fa.
Mamma racconta di un'alba bellissima, di un saccottino che non si decideva a gridare per fare entrare aria nei polmoni e della scommessa di mia nonna con l'amica fiorista.
Oggi divento grande. E i miei giochi di bambina resteranno chiusi nel baule della soffitta, le foto custodite al sicuro dentro uno scatolone. L'infanzia è definitivamente conclusa, non si torna più indietro.
In questi 18 anni le cose non sempre sono state semplici, a volte sono inciampata e ho collezionato delle autentiche figuracce. Ma sono stata felice. Ho giocato, ho viaggiato, ho colorato. Soprattutto, ho imparato molto. Ho imparato un mucchio di cose meravigliose. Leggere, scrivere... ma al di là di ciò che ti insegnano a scuola, ho appreso molto "sul campo".
Ho imparato a camminare da sola e a testa alta, perchè sono orgogliosa di ciò che sono e ciò che faccio. Ho imparato che l'onestà non è solo un bel vestito da mettere nelle occasioni importanti, che il sorriso è la migliore tra le medicine, che prendere un treno e andare, a volte, è l'unica ancora di salvezza. Ho imparato che un abbraccio cura le ferite del cuore e tiene più caldo di molte pellicce, che un bicchiere di succo di frutta è un buon modo per brindare alla vita, che ciò che si vede non è ciò che è. Ho imparato che per amicizia si macinano chilometri e chilometri senza sentire fatica, che la musica ti impedisce di pensare alle cose brutte e che se sorridi al telefono la persona dall'altra parte del filo sentirà il suo sorriso. Ho imparato che infondo nessuna persona è troppo lontana perchè la luna che vediamo è la stessa, che il tempo è la cosa più preziosa che ci è stata data e che pensare al sole, come suggerisce zia Lisa, fa scappare le preoccupazioni.
Ciò che mi auguro è di imparare ancora tanto.
E poi mi piacerebbe chiudere questo capitolo di vita ringraziando una serie di persone che mi hanno resa felice fino ad ora. Un pensiero quindi alla mia famiglia, a super Erika, ai compagni di classe che si sono succeduti, ai vari insegnanti che ho avuto, alla banda, al coro, in particolare a Giuseppina e Carlo, alla gente del volontariato e un abbraccio extra a zia Lisa e Pier, zia Diana e zio Fernando, Luigina e Anna, il boss, le mie amiche disperse per il mondo Valentina e Francesca, Bruno, Nadia, al gruppo del carrettino, a Daniele; a nonno Antonio, alla gente del gruppo di volontariato di mamma, agli zii e alle zie adottive, a Tella, alle nonne adottive, alla mia amica Maria che abita dall'altra parte del mondo, alla vicina di casa, alla mia omonima, alla mia quasi omonima, a Rob, Tizzicara; a mia santola e a tutti voi che mi seguite in questo posto, in particolare ad Annamaria (grazie grazie grazie): a voi, grazie ragazzi, grazie davvero: è stato più bello con voi.
Se sono ciò che sono, è merito vostro.
Concludo così, ricordando una piccola preghiera che scrissi alla morte del nonno.
"Fa', che niente vada perso per sempre, che ci sia poco di cui dubitare, che abbia qualcosa su cui riflettere, che ci sia abbastanza per condividere e molto di cui essere contenta".
Lo auguro innanzitutto a me... e poi anche a tutti voi.