"Ama e fa' ciò che vuoi".

S. Agostino

giovedì 1 novembre 2012

Osservazioni antropologiche: il passo veneziano


Il mio professore di antropologia direbbe che prima di formulare delle teorie bisogna vivere sul campo per molti mesi, prendere molti appunti, rielaborarli con cura. Direbbe che per comprendere a pieno un popolo non si studiano subito i suoi sistemi di credenze, i suoi riti, ma si comincia dai gesti quotidiani, dal modo con cui le persone si salutano quando si incontrano, ad esempio.
Io dopo un solo mese di vita lagunare sono pronta a dare al mondo dell'antropologia il mio contributo.
Tema: il passo veneziano.
Un veneziano si distingue da un turista perché non cammina con gli occhi verso l'alto, non gira la testa continuamente, non guarda altrove: il suo sguardo è puntato dritto nella direzione in cui deve andare, alla fine di una calle, dall'altra parte di un campo, all'imbarcadero del vaporetto... Il veneziano non guarda che dritto davanti a sé. Il veneziano sa esattamente dove deve andare. Anche se non lo sa. Il camminare veneziano nasce quindi dagli occhi: la certezza della direzione si concretizza nelle gambe. Il suo è un passo non troppo ampio, ma ben disteso, ritmato, veloce: il veneziano ha fretta, sempre: deve prendere il vaporetto, deve andare al mercato, deve andare in terraferma: non ha tempo di perdersi in chiacchiere lungo la strada. Non importa quale calzatura abbia ai piedi (infradito, stivale, ballerina, decolteé, scarpone...): il suo andare non subirà variazioni. Il suo passo, quindi, non si ferma davanti a niente, né ai turisti, né ai piccioni, né ai carri con le merci, né all'acqua alta. Rallenta solo se davanti a sé vede il pericolo di essere buttato dentro ad un canale e ha un grande rispetto per i ponti, che attraversa posando il piede su tutti i gradini. Il veneziano non è sborone, sa che dovrà camminare ancora per molto e non ci sono altri mezzi con cui raggiungere la meta se non le sue gambe. Il passo veneziano si può acquisire, infatti si notano spesso gli studenti sfrecciare dalla mensa alle aule, dalla biblioteca al vaporetto, ma quello più autentico rimane proprietà delle gambe dei veneziani doc di tutte le età: anche nelle signore più anziane si può scorgere il guizzo del passo tipico. Nonostante il suolo ideale del piede che procede in questo modo siano i maségni (la pavimentazione tipica di Venezia) il passo veneziano approda anche sull'asfalto e i sanpietrini della terraferma. Chi vive o studia o vive e studia a Venezia, oltre all'odio sviscerale per i piccioni, esporta al di là di Ponte della Libertà il passo veneziano e chiunque tenti di camminare con lo stesso ritmo del veneziano (vero o d'adozione) sarà costretto, inevitabilmente, a chiedere di rallentare. (Al liceo avevo una prof laureata a Venezia e nessuno di noi riusciva a starle dietro. Oggi io sarei in grado di avere una conversazione con lei che duri almeno mezzo chilometro).
Conclusione: la camminata di un veneziano dà più informazioni della sua carta d'identità.

2 commenti:

  1. Fantastica lezione. Grazie.
    Pensa, io avrei detto che il passo veneziano fosse lento, misurato, meditativo... Toppato in pieno!!!
    Un bacio
    Francesca

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  2. Hai la stoffa dell'antropologa!

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