"Ama e fa' ciò che vuoi".

S. Agostino

sabato 31 dicembre 2011

Per festeggiare il nuovo anno

Pop corn fatti in casa, succo di frutta, coperta, pigiama, Don Chisciotte e dvd di un concerto live di Allevi: ho personalmente organizzato il miglior Capodanno di sempre.

Un 2011 ricco


Un anno contiene un infinità di momenti e mi sento di pensare che esso non si conclude con la mezzanotte di questa sera ma la sua eco sarà anche nell'anno venturo. Così, scorrendo il 2011 attraverso il mio Vasetto mi accorgo che molto è cambiato, molto è finito, molto è iniziato.
Questi mesi si sono aperti con la nascita del piccolo Daniel, un inno alla vita che ha acceso le vite di una famiglia a me cara, poi ho cominciato a studiare per l'esame di solfeggio e i miei libri di teoria musicale si sono moltiplicati a vista d'occhio, ho partecipato al rito del pan e vin, l'addio all'inverno e il benvenuto al nuovo anno fatto di fuoco e torta nei luoghi in cui mio nonno è stato bambino. Nonna Bruna, la mia nonna adottiva che odiava l'inverno e il freddo è andata in cielo proprio dopo una nevicata, ho scoperto un nuovo modo di studiare scienze con le mollette da bucato e la carta, a scuola ho partecipato alle giornate dell'orientamento post diploma e ho intuito quale potrà essere la mia strada, ho avuto nostalgia, ci sono stati pomeriggi in chiesina a suonare con la mia dottoressa, dopo la scuola e prima dei compiti, sospensioni di musica e chiacchiere. La mia amica dispersa Valentina è andata in Danimarca per l'Erasmus e io ho imparato che la distanza può essere annullata dall'amicizia e dalla condivisione, anche attraverso internet, come no, di esperienze e racconti e quando è tornata a casa abbiamo fatto una chiacchierata astronomica. Dopo un periodo passato a seguire i tenori del coretto sono riapprodata dai miei contralti, in classe abbiamo discusso sul significato delle parole "ti voglio bene", una lezione che ricorderò di sicuro per molto tempo e con tanto affetto, poi sono andata a Roma con alcuni compagni di classe e ho passeggiato per il parco di Villa Borghese tra gli alberi in fiore, ho toccato con mano ancora una volta molto di quello che studio tra le quattro mura del mio liceo: un momento indimenticabile: la lettura del XIX canto dell'Inferno di Dante davanti alla tomba di BonifacioVIII. Il Gigi si è malato ma è anche guarito, attraverso la musica abbiamo festeggiato il compleanno dell'Italia, ho riflettuto sul significato che ha per me la festa del papà, è morto il mio oculista, l'unico dottore da cui andavo volentieri, e poi Viviana e pensavo che a lei non sarebbe successo di non essere più e che la sua assenza fosse come un graffio di un gatto e invece mi sono accorta che la ferita ha avuto bisogno di tempo per rimarginarsi. Ho sbagliato e ho chiesto scusa e nel farlo sono cresciuta, ho passato un fine settimana a vendere olio e ulivi, in città abbiamo concluso un decennio di parole e insegnamenti con una guida importante, mi sono rifugiata a casa della mia amica Maria quando le cose cominciavano a vacillare e con i miei compagni di classe ho giocato a rubabandiera nel giardino della scuola dopo chissà quanto tempo. Ho perso e ritrovato il mio diploma di terza media, mi sono interrogata sul motivo per cui Orfeo si è voltato a guardare Euridice ad un passo dall'uscita, ho suonato una musica per la morte e una per la vita, ho comprato un sacco di libri al mercato dell'usato, ho sognato ad occhi aperti guardando le immagini del matrimonio di William e Kate, ho festeggiato il centodecimo compleanno della banda. Con la gente dell'associazione ho salutato un'istituzione del nostro gruppo, ho scoperto che Antigone mi sta particolarmente simpatica, sono tornata a Roma, questa volta per suonare al Museo delle Arti e delle Tradizioni Popolari in occasione dei festeggiamenti dell'Unità d'Italia e la banda è stata riconosciuta come gruppo amatoriale di interesse nazionale. Sono diventata grande, ho ricevuto un regalo fantastico da una donnina che circola in queste zone (tu sai, Annamaria, che il brano me lo ascolto spesso?), ho votato per la prima volta, sono andata al matrimonio della mia maestra di italiano delle elementari, un invito inatteso così come l'accoglienza ricevuta, l'onore di essere l'unica allieva presente all'evento. Ho viaggiato e scoperto angoli fantastici della mia regione, un mare azzurro e pietre che parlano della storia lontana della mia gente. Ho testimoniato il mio lavoro con tre oggetti, orecchini, cerotto e Baschetto, ho rilasciato un'intervista ad un settimanale locale, ho fatto l'animatrice ad un punto verde speciale e ho insegnato a suonare il flauto traverso, sono diventata a mia volta zia adottiva, mi sono arrabbiata, ho combattuto per far sentire la mia voce all'interno di un posto in cui l'ascolto dell'altro dovrebbe essere alla base dei rapporti interpersonali. Back to life è diventata la colonna sonora dei viaggi Laggiù, ho avuto dermatiti, dolori muscolari, mal di denti tutto insieme, ho detto ciao al mio Basco Blu e l'ho sistemato sulla testa della mia bambola Cipolla, Vasetto di Margherite ha compito un anno, ho ascoltato tante storie. Sono andata Laggiù, ho vissuto momenti indimenticabili in treno, ho visto il tramonto sulla Costa Azzurra e mi sono sentita bene dentro la mia nuova divisa, con il coro ho salutato Anna Maria, la nostra contralto, e ci siamo scoperti esseri fragili, incapaci di usare la nostra voce per ammettere il dolore. Ho visto nascere dei bambini ma ho capito che non voglio farlo per tutta la vita, ho partecipato, seppur da lontano ai matrimoni di Daniela e Simone e Bussola e Fab, ho cominciato l'ultimo anno di scuola. Sono andata a Roma ancora e ho scoperto che non esisto solo io e che il mio cortile è solo una parte di un tutto molto grande: grazie a questa specifica Roma ho conosciuto tanti ragazzi come me, che si impegnano quanto me, se non di più, per rendere questo mondo un posto migliore, un ambiente fatto di canti giovani che a casa avevo appena intuito. Tornata dalla Capitale con nuovi impegni ho combattuto contro chi crede poco in ciò che fa, mi sono scontrata e arrabbiata molto, ma questo non ha spento in me la voglia di continuare a lottare per i miei obiettivi, tutt'altro! Dalle discussioni interminabili mi sono arrivati nuovi stimoli, mi sono scoperta forte. Ho imparato a riconoscere le stelle, ho ragionato sullo studio della domenica, Giuseppina è andata in pensione, ho cominciato un nuovo progetto di vita, mi sono affezionata a Nettuno, la mia camerina ha assunto un nuovo volto.Ho detto no alla festa d'istituto, sono tornata ancora a Roma e questa volta ho attraversato più di due millenni di storia in venti minuti. Ho finalmente letto "Va'dove ti porta il cuore" di Susanna Tamaro e posso dire a gran voce che è stato il libro dell'anno, ho visto dal vivo "La Tempesta" del mio amico Giorgione durante una caccia al tesoro alle Gallerie dell'Accademia a Venezia, ho preso la patente, mi sono ricordata del fatto che tutti abbiamo avuto sette anni perchè ho trovato una vecchia foto e perchè Gigi ci ha raccontato dei suoi sette anni. Ho fatto la mia prima simulazione di seconda prova, sono andata ad Assisi con i miei nuovi amici da tutta Italia, ho incontrato persone del cuore in una Venezia sospesa e ho scoperto dove volavano gli aironi.
Un anno ricco, quindi, per il quale mi sento di dire semplicemente grazie. Sono cresciuta e ogni cosa ha aggiunto un tassello colorato alla mia memoria. 
Probabilmente la cosa più importante che ho imparato è che le sottrazioni non esistono, in matematica come nella vita: così come 5 - 3 è solo 5 + (-3), allo stesso modo nulla ci viene tolto, neanche le persone: ogni esperienza è un'aggiunta a ciò che siamo, ogni punto di arrivo un nuovo punto di partenza, ogni morte una vita, ogni cambiamento un'occasione per arricchirci. Ogni cosa lasciata indietro ce ne regala altre cento da cogliere.
Per ora buona fine... gli auguri per il nuovo anno li lascio a domani.

venerdì 30 dicembre 2011

Gli aironi volano


Gli aironi volano sopra la campagna gelata, perchè hanno voglia di farlo. Volano di mattina presto e nell' andare accompagnano da lontano chi sa cogliere la poesia del loro volo. Non so verso dove volino, forse non è così importante, ma di sicuro sono felici, mentre sbattono le ali. Gli aironi sono musica.  

Sospesa

Dal treno stamattina Venezia sembrava sospesa sulla foschia sopra la laguna.
Sospesa, così mi sono sentita anch'io, oggi, in una città che tanto mi è familiare, ma che ho scoperto ancora con piacere. Sospesa, come Venezia, tra la terraferma e il mare, tra l'acqua e il cielo, come il sole indeciso se farsi vedere o restare a dormire tra le nuvole. Come la pausa tra fine di un brano e l'inizio degli applausi, citando un mio amico musicista. Sospesa tra quello che è il mondo dentro il computer e quello che c'è fuori. 
E in questa lieve condizione, in questa Venezia, c'è posto per la concretezza che ti scalda il cuore: la cioccolata calda. Attesa, immaginata, sognata, ma mai bella come quella vissuta. Ma a ben pensare anche questa cioccolata è sospensione, tra le persone sedute compostamente agli altri tavoli, tra la gente in piazza e piccioni che svolazzano intorno a San Marco. Tra tutto questo e chi hai davanti. E chi hai davanti è (finalmente) concretezza nella sospensione. L'abbraccio, il sorriso, le parole, gli aironi, i racconti di viaggi, di esperienze, di persone. Ma mi rendo conto che da fuori tutto sarà sembrato normale, quotidiano. Cosa c'è di strano in due donne che chiacchierano tra un sorso e l'altro, tra un passo e un gradino da salire? Nulla, me ne rendo conto, però per me questa specifica cioccolata è stata rigenerante; così come la condivisione, questa volta a voce, di pensieri ed emozioni, sedute su una panchina. Voce, occhi, abbracci... quante cose sa regalare un incontro. 
Ho scoperto che anche se si inverte l'ordine degli addendi, il risultato resta lo stesso, in matematica come tra le persone: non importa se prima ti racconto le mie paure e poi scopro di che colore hai i capelli: il risultato è che con te si sta proprio bene.  
Quindi ho una Venezia in più da aggiungere a quelle delle gite con la famiglia e con la scuola. Una Venezia più speciale di tutte le altre, da tenere a portata di mano quando il sole si oscurerà, fatta di confidenze prima che di volti.
Il ritorno a casa è stato un dolce e progressivo riappropriarsi del mio mondo di tutti i giorni, cullata dal treno sfrecciante nella pianura, sospesa, tra il sonno e la veglia.

martedì 27 dicembre 2011

Ricorrenze


27.12.1612: il mio Nettuno veniva osservato per la prima volta da Galileo Galilei in persona.

Grazie, datrice di lavoro di mamma

La datrice di lavoro di mamma, tesoro di donna, per Natale alle dipendenti ha regalato una carta prepagata di Coin. Così oggi siamo andate a fare un giretto tra i tre piani del negozio in corso; mamma non sapeva cosa prendere ma io l'ho vista subito, sola soletta, nella mensolina: una borsa gigante grigia fantastica piena di tasche. Tipo ci puoi mettere dentro tutta la casa e ci sarebbe spazio anche per una parte dell'appartamento del vicino. Ovviamente mia!

domenica 25 dicembre 2011

E' nato!


["Natività", Basilica del Rosario, Lourdes]

Abituati al deserto, che è di nessuno e dove si sta tra terra e cielo senza l'ombra di un muro, di un recinto. Abituati al bivacco, impara la distanza che protegge dagli uomini. Non è esilio il deserto, è il tuo luogo di nascita. Non vieni da un sudore di abbracci, da nessuna goccia d'uomo, ma dal vento asciutto di un annuncio. Non si fideranno di te, come sei fatto. Possa tu provare nostalgia di stanotte quando sarai nella loro assemblea, quando ti ascolteranno, possa tu guardare oltre la loro piazza, dove iniziano le piste. Abituati al deserto che mi ha trasformato in tua madre. Sei venuto da lì, dal vuoto dei cieli, figlio di una cometa che si è abbassata fino al mio gradino. Non è il censimento a spostarci, ma una via tracciata lassù in alto.

In nome della madre, Erri de Luca

Auguri di cuore ad ognuno di voi, a coloro che amate. E se tra coloro che amate ci sono anche i vostri familiari, allora auguri anche a loro. 

giovedì 22 dicembre 2011

Non ora

Ehi, Bella Donna, non vorrai mica mollare adesso? Non è questo il momento di lasciarci, di andare via. Tutti noi... , ma chi se ne importa degli altri adesso, io ho bisogno di te. Sono dalla tua parte, combatto accanto a te. Ti voglio bene.

mercoledì 21 dicembre 2011

E ma no!

Gente molesta che passa per casa. Per dispetto, neanche "buon Natale", ti dico.

So this is Christmas

Il ritmo, incredibilmente, rallenta e i pomeriggi sulla scrivania diventano pomeriggi sul divano, il pacchetto tanto atteso è arrivato (grazie grazie grazie Cristina! Nocciole quasi finite, budino, andrò a prendere presto il preparato e astuccio già sostituito con il mio vecchiotto... hai anche azzeccato il colore!), si avvicinano giorni importanti che quest'anno voglio vivere con la consapevolezza di aver dato il massimo in tutto ciò che ho fatto. Domani sarà l'ultimo giorno di scuola, finiremo prima del solito e mi regalerò quel tempo per respirare un po' di aria di festa in città, tra le casette in piazza e le luci del corso: piccoli doni da acquistare, orari da pianificare, biglietti da prendere alla stazione... questi saranno giorni di incontri e rimpatriate, abbracci che non vedo l'ora di vivere. Probabilmente dovrò andare a fare dei sopraluoghi per un evento molto importante di cui vi parlerò con l'anno nuovo. Il filo rosso di questi giorni, ovviamente, sarà la musica: ritmi tradizionali, musica sacra, brani risorgimentali e danze da tutto il mondo, melodie per pianoforte e infine il suono dell'arpa.
Questo è Natale.

lunedì 19 dicembre 2011

Aironi


Dove volano gli aironi? Perchè volano gli aironi? Quando volano gli aironi? Verso dove volano gli aironi? Cosa provano gli aironi mentre volano? Cosa sono gli aironi?

[Non sono diventata matta. Le mie domande hanno un perchè, ovviamente sconosciuto ai più]

Assisi e la gioia






Questo fine settimana è stato fantastico. Sono andata ad Assisi per "motivi istituzionali" con i miei amici giovani del volontariato per un incontro di formazione incentrato sulla gioia. Il viaggio è stato piuttosto lungo e periglioso ma alla fine siamo arrivati e abbiamo trovato una giornata stupenda, incontrato i ragazzi delle diverse zone d'Italia con cui ho stretto amicizia. Grandi abbracci e grandi sorrisi, poi un momento di riflessione e un giro in città tra le luci e la pace che solo Assisi sa regalare. Commentando le vetrine dei negozi, condividendo esperienze di vita ci siamo raccontati, abbiamo messo in comune un pezzo di noi. Mi sono sentita come avvolta in un nido sicuro.
Domenica mattina siamo andati a La Verna e sul piazzale dopo il saluto del cuore ci siamo abbracciati tutti insieme. Gli occhi di ognuno di noi brillavano, è stato un momento di gioia vera, nient'altro.
Tornata nella mia città, sono andata a salutare la gente della mia sottosezione, riunita in sede per una veglia e lì purtroppo ho sentito le solite voci: non ci sono giovani, i giovani sono svogliati... ho sorriso e benedicendo la tecnologia, ho sfoderato la macchina fotografica e ho mostrato a queste persone le immagini di giorni appena trascorsi, quelle della gioventù che evidentemente non conoscono: in quel momento, come mai prima, mi sono sentita orgogliosa di far parte un gruppo che porta felicità agli altri e di riflesso a me, mi sono sentita orgogliosa di aver scelto la gioia.

giovedì 15 dicembre 2011

Isocrate e i torroncini

Stamani simulazione di seconda prova ossia versione di greco più lunga del solito, con più tempo a disposizione del normale. Il mio amico Isocrate era l'autore. Nell'insieme era piuttosto fattibile (o l'ho sottovalutata?) ma credo di non aver mai mangiato così tanti torroncini in quattro ore... mica era fame! Tutta ansia.
Però buoni, quelli ricoperti di cioccolata fondente.

mercoledì 14 dicembre 2011

Pensieri in disordine - quando arrivano le vacanze?

Da circa una settimana nonna è in ospedale per alcune analisi e io e mia mamma giriamo come trottole tra ospedale, scuola/lavoro e casa dei nonni, senza contare il mare di cose da studiare, organizzare riunioni, preparare messe e concerti. A farne le spese, i rapporti interpersonali, il tempo per me e basta. (Da quanto non mi rilasso seriamente e non mi metto davanti alla televisione senza sensi di colpa?) Queste vacanze, che spero arrivino presto, saranno l'occasione giusta riallacciare i contatti con gli amici lontani, per fare una bella rimpatriata con altri, per incontrarne di nuovi. Voglio un po' di tempo. Voglio le vacanze.

venerdì 9 dicembre 2011

Caro nonno

Caro nonno,
in qualunque parte del firmamento tu sia spero che lì tu stia bene.
Non è un momento facile: questo scriverti mi aiuta ad alleviare un po' il dolore che ancora mi porto dentro. E' vero, sono passati tre anni da quando te ne sei andato, eppure ci sono ancora dei giorni di acuta malinconia. Tre anni... ma a me sembra passata una vita. Tre anni fa avevo 15 anni e frequentavo la quinta ginnasio, parlavo ancora con loro e speravo che i rapporti, nonostante la tua assenza, rimanessero stabili. Per un po' è stato così: il dolore ha fatto da collante soprattutto tra me e nonna, ma passato il periodo del lutto ho cominciato a sentirla distante, a sentirli distanti e a sentirmi distante a mia volta. La tua mancanza ha creato degli scompensi, mi sono resa conto che eri tu a tenermi unita, per quanto fosse possibile, al resto della famiglia.
Il dolore, quello forte, non l'ho sentito subito. Capivo che non c'eri più ma era come ovattato, perchè non ti vedevo tutti i giorni; quando, dopo qualche mese, ho cominciato a realizzare che era un pezzo che non stavamo insieme, tutto è diventato brutalmente chiaro: fino alla fine dei miei giorni non avrei più potuto averti vicino fisicamente. Certo, tu saresti stato con me lo stesso, ma in un modo diverso da quello in cui ero abituata: niente più abbracci, niente più giorni da passare tra i barattoli di colori ad olio, niente più quaderni da mostrarti. Ora va un po' meglio ma, come ti dicevo, di tanto in tanto questi pensieri mi tornano in mente e per combatterli devo ripetermi che tu sei più vicino a me adesso di quanto non lo fossi prima.
Nonno, vorrei conoscerti meglio. Vorrei sapere da dove vieni, perchè da lì vengo anch'io. Raccontami qualcosa di te, di quando avevi la mia età, della prima volta che ti sei innamorato, di cosa provavi quando dipingevi. Parlami del tuo lavoro, dei libri che hai letto, di come ti sei sentito la prima volta che ti ho chiamato "nonno"... insomma, dimmi chi sei. Forse non è troppo tardi. Da piccola non mi sono mai interessata agli aspetti della tua vita prima di me perchè come tutti i bambini guardavo esclusivamente al presente e davo per scontato che ci saresti stato per sempre. Però ora, nonno, ho bisogno di sapere. Come posso andare avanti se non so da dove vengo?
Mi ricordo di aver visto alcune foto di te da giovane e, non te l'ho mai detto, ma sai che eri proprio un bell'uomo? Alto, muscoloso, capelli scuri e occhi castani, un sorriso luminoso... quale donna non avrebbe perso la testa per uno cosi? Anch'io mi sarei innamorata di te, nonno. E anche invecchiando non hai mai perso quel "quid" che, sono certa, ti aveva già reso speciale e che non hai mai perso. Quella simpatia mai gridata, quella compostezza, il decoro anche nell'abbigliamento, l'eleganza, la dolcezza, la lentezza dei movimenti... insomma, quel fascino che faceva di te il Signor Antonio, quella magica alchimia di elementi che faceva di te mio nonno.
Sono grata al Cielo per avermi fatto incontrare un uomo come te. Soprattutto Gli sono grata per essere stata la sola, su questo mondo, ad aver avuto l'onore di chiamarti "nonno". Essere tua nipote mi ha resa, mi rende ancora, orgogliosa non solo perchè tu sei il nonno pittore, il nonno finanziere, il nonno che mi ha fatto assaggiare un po'di vino all'età di tre anni; mi rende orgogliosa perchè tu sei tu e per questo ti voglio bene.
Quando te ne sei andato hai portato via anche la mia infanzia: da quel giorno io non sono stata più la stessa. E' come se mi avessi detto: "Basta giocare, Folletto, basta pasticciare con i colori. Adesso sei grande." Da allora le cose importanti sono diventate altre, le priorità sono cambiate. Tutto questo fa parte del progetto di crescita.
Nonostante il dolore provato, nonostante la mancanza che sento ancora, una parte di me è felice che tu te ne sia andato: non franitendermi: avrei voluto averti con me ancora un po', voglio averti con me anche adesso, ma mi rendo conto che se tu fossi stato ancora qui avresti sofferto di più, saresti stato ancora più triste. Lì dove sei, tra le stelle e le comete dell'universo tu stai bene, sorridi sempre, io lo so. Penso questo perchè sono convinta del fatto che ognuno di noi abbia una missione nella vita degli altri. Io, la mia missione nella tua vita, posso appena intuirla: farti compagnia negli ultimi 15 anni della tua strada, farti vedere un po' del Terzo Millennio, il posto in cui vivo ora. Ma probabilmente la tua missione nella mia vita è stata più importante: aprirmi ad essa, prendermi per mano e portarmi a conoscere il regalo più bello che la natura imprigionata possa fare all'uomo: un prato pieno di margherite. Così, quando te ne sei andato il tuo lavoro, con me, era finito: mi avevi dotata di tutti gli strumenti per rendere questo mondo un posto più bello. Ora sarebbe toccato a me. L'ho fatto? Lo sto facendo? Lo farò? Non lo so, ma spero di sì. Tu aiutami, se puoi.
Ciò che mi rimane fisicamente di te, oltre a qualche foto è il dizionario verde e un quadro.
Il dizionario in realtà è di papà ma io l'ho sempre visto in mano a te, perciò lo considero tuo. Oggi i dizionari di carta non si usano più tanto, perchè Internet racchiude più informazioni di tutti gli Zanichelli messi insieme. Nonostante questo però tengo il tuo libricino nel primo cassetto del mio comodino e ogni tanto lo apro e lo annuso: infilare il naso tra le sue pagine è come tuffarsi tra le tue braccia e annusare il tuo maglione: profuma ancora di te.
Il quadro che ho invece è un disegno, uno dei tuoi ultimi, perchè è datato 29 aprile 2008. Al di là del soggetto, del fatto che non hai usato i pennelli, questo disegno per me è il più importante. Ecco, se anche oggi come quando ero piccola mi chiedessi quale tua opera io preferisca, posto che alla fine le sceglierei tutte, partirei da questa. Sceglierei questa perchè non ti sei firmato con quella "A" da artista, ma in stampatello, senza il cognome e perchè vicino ad "Antonio" hai scritto "nonno".
Ma c'è dell'altro.
La dedica.
Da quello che so non hai mai dedicato nessun quadro. "PER LA MIA CHIARA" è scritto in grande e ciò che ancora mi colpisce è quel "MIA", aggettivo possessivo che non lascia scampo, definisce i confini. La Chiara di quel 29 aprile era esclusivamente tua... Anche la Chiara di oggi, nonno, nel profondo, è ancora tua. Così quel "MIA" racchiude quanto tra noi c'è stato. Soprattutto l'affetto, soprattutto il nostro rapporto speciale. "MIA" scritto vicino al mio nome è come "MIO" scritto vicino al tuo.
MIA. MIO.
Che bello, nonno. Che bello.
Grazie per quanto fai dal cielo.
Fatti sentire.
Ho bisogno di te.

 La Tua Chiara

domenica 4 dicembre 2011

Metticelo tu, un titolo

"Tu sei così sicura di tutto..."
"Io non sono sicura di molte cose. Ho un sacco di dubbi, a volte non capisco il mondo che mi gira intorno..."
"Ma vedi, tu sei sicura anche delle tue insicurezze..."

Non ci avevo mai pensato.

Un'ora d'aria



Il sabato pomeriggio è proprio sacro, dato che è per o più dedicato alla musica. Da quando ho cominciato a suonare il sabato è stato il giorno della lezione di flauto e se all'inizio la scelta di questa giornata mi ha fatto arricciare il naso, con l'andare del tempo ho cominciato a vedere quell'ora del sabato una ricchezza. Quel tempo in quel tempo, un'ora di sospensione alla fine di una settimana magari difficile e stressante è un'oasi. Non c'è solo musica, solo tecnica, solo intonazione: la stanchezza di una settimana si fa suono, i pensieri diventano parole perchè non ho paura di essere giudicata per quello che dico: so che non uscirà dalla porta della stanza sul retro. Un'aula spoglia e brutta sa incredibilmente farsi nido. Senza troppe pretese, ma pur sempre un nido. Gli esercizi con i diesis trovano ragion d'essere solo lì dentro.
E nonostante possa sembrare strano ho ancora un po' paura a suonare in un posto che non sia quello. In un'ora che non sia quella.

sabato 3 dicembre 2011

Tempo di Natale

Tempo di Natale.
Ma io non lo sento.
O in giro ci sono poche luci o io sto crescendo.
Da piccola mi piaceva un sacco, il Natale: l'albero, il presepe sopra il mobile in corridoio, contare le luci in macchina, Babbo Natale... ora mi sembra che tutto sia lontano e ovattato, chiuso in una casa in cui non entro da troppo tempo. Le canzoni tipiche nel centro, ritmi sfavillanti, tradizionali, in latino, in italiano e inglese. Musiche che raccontano la speranza, la pace, la fratellanza, che parlano al cuore.
Forse non riesco più ad abbandonarmi a questa magia.
Forse crescendo mi accorgo che è tutta una finta, che alla fine "buon Natale" a quella stupida che incotro per strada non glielo vorrei augurare proprio. Ma è Natale e dobbiamo essere tutti più buoni.
Questa contraddizione, questa ipocrisia (?) mi tiene distaccata dalle canzoncine, dal presepio e da tutto il resto...
Perchè non riesco a tornare un po' bambina, almeno per un mese?

giovedì 1 dicembre 2011

Oh yes


Work in progress...

mercoledì 30 novembre 2011

In questo momento


[Il cielo dalla mia camerina]

Sto trascurando i rapporti interpersonali con il resto del mondo, in questo periodo.
Sappiate però che vi penso.

domenica 27 novembre 2011

Partecipiamo? La proposta di Daniela

Si tratta di un'iniziativa molto bella, uno scambio di doni tra sconosciuti, sostanzialmente, che promuove Daniela dal suo Il coltello di Banjas. Tre cosine da infilare in una busta, un pezzettino fisico di noi che se ne va in giro per la Penisola. L'hanno scorso ho partecipato e quest'anno replico. Maggiori informazioni qui .

sabato 26 novembre 2011

Tutti abbiamo avuto sette anni


[La mia seconda elementare. Io sono la bambina con la maglia bianca tra i due con la maglia nera]

Oggi in classe abbiamo parlato delle leggi Rattazzi e quindi dei provvedimenti sulla scuola. Tra una data e l'altra, il Gigi (lo dico come i bergamaschi, che mettono gli articoli ovunque) ci ha raccontato che anche lui ha fatto il temibilissimo esame di seconda elementare. 
Diciannove paia di occhi si sono fissati immediatamente su di lui.
Ci ha parlato dei pensierini, che per noi sono proprio preistoria (mi scuso con quanti di voi li hanno scritti, io alle elementari scrivevo racconti), di quando si è inventato di sana pianta un giro in centro perchè doveva descrivere le vetrine a Natale (e qui un mio compagno ha chiesto: "Prof, ma ha scritto di Marx e del capitalismo?") e del fatto che poi questo pensierino è stato preso come esempio dai bambini delle altre classi. Ci ha raccontato che una volta tutta la classe ha dovuto tirare le codine ad una bambina perchè aveva strascinato la sedia e mi è sembrato di sentire il racconto di Sandra, quello del suo post "tre volte ladra". (Classe:"Prof ma gliele ha tirate anche lei?" Prof:"No, ho fatto finta,perchè mi dispiaceva." Classe:"Ohhhhhhhhh, ma cheeeee cariiiiiiiiiiiiiinooooooooooo proooooooooooooooooooof!" Scemo di turno:"Ma era la sua fidanzatina?").
Il tutto per dire che tutti abbiamo avuto sette anni, anche se non sembra e a volte non ce lo ricordiamo.
A sette anni ero una specie di sapientino, sapevo tutto sugli animali e tra le poche sicurezze che avevo c'era quella che nella vita avrei fatto la veterinaria. Adoravo disegnare, sfogliare un vecchio album di vestiti da sposa di mia mamma (sapevo quale avrei scelto per me), e il Natale e avevo una incrollabile fiducia verso Babbo Natale. A sette anni mi piaceva giocare a un due tre stella, ma odiavo il gioco del fazzoletto, pasticciavo con il fango e cantavo a squarciagola "e vola vola si sa sempre più in alto si va" dei Ricchi e Poveri, guardavo tutte le sere Striscia la Notizia e tutti i pomeriggi la Melevisione. Ero una lingualunga, un po'sfacciata e piuttosto mammona, ma prestavo le mie cose, dividevo la mia merenda; con alcuni amici ho messo dentro lo zaino di una mia compagna di classe una lucertola viva (che pomeriggio epico), e sapevo che i bambini non sorvolano il cielo con le cicogne. A sette anni recitavo a memoria delle filastrocche sulla festa del papà, sapevo tutti capoluoghi d'Italia e le regioni. Odiavo con tutto il mio cuore lo Zecchino d'Oro e il mio colore preferito era il rosso. 
Beh... sono cambiate molte cose.  

giovedì 24 novembre 2011

E'andata così

E' andata così.
Sono arrivata, ho aspettato davanti alla porta dell'autoscuola, a poco a poco mi hanno raggiunta anche gli altri. Insieme abbiamo ripassato i punti critici della città, l'elenco delle situazioni con cui almeno oggi non avremmo voluto avere a che fare (pedoni in primis), i modi in cui inibire l'esaminatrice (sonnifero nel cappuccino, pugno, avances del capo della scuola guida...) e poi è arrivato l'istruttore. Io mi sono offerta per cominciare. Ho mollato la borsa e il giubbotto ad una ragazza del gruppo e ho seguito l'istruttore e l'esaminatrice. Mi sono voltata indietro, un ultimo sguardo ai miei colleghie poi sono salita in macchina. Dev'essere stata una scena parecchio cinematografica. Mi sono sistemata, ho messo in moto e sono partita. Non so come ho fatto, chi mi ha guidato... no so. L'istruttrice mi ha rimproverata perchè ho messo fretta ad un pedone (!?!?) però quando ho parcheggiato di fronte all'autoscuola mi ha fatto i complimenti, mi ha dato delle carte da firmare, e alla fine mi ha consegnato la mitica tesserina rosa.
Poi sono uscita dalla macchina.
E il mondo mi è sembrato più leggero.

Questa cosa va detta

HO PRESO LA PATENTE!!!!!!!!!!!!!!!!!!

mercoledì 23 novembre 2011

Giterella



Insomma oggi ce ne siamo andati in gita! La prima dell'ultimo anno, la prima dopo tanto tempo. Destinazione? Venenzia, ovvio. Sai che giro... però le cose che ho visto sono state parecchio interessanti: a Palazzo Fortuny ho scoperto l'arte contemporanea, alle Gallerie dell'Accademia ho ripassato la storia dell'arte dal '500 fino all' '800.
La cosa che mi è piaciuta di più? Non ho dubbi: la Tempesta di Giorgione. Poetica. Misteriosa. Aperta. Dato che la prof di storia dell'arte non è potuta venire con noi ci ha lasciato da fare una "caccia al tesoro" alle Gallerie... ci siamo sentiti come degli studiosi... magari come quelli del Codice da Vinci: abbiamo cercato interpretazioni, quadri, particolari, statue, tavole... divertente. Senza dubbio divertente.
E poi, ma questo lo dico piuttosto piano, abbiamo convinto la prof di latino e greco a portarci in gita in Grecia: Venezia era un test, noi l'abbiamo superato perciò... ;)

lunedì 21 novembre 2011

Sol che mi

Entrare in classe di prima mattina e cantare a squarciagola "In fondo al mar".
Fatto.

venerdì 18 novembre 2011

Ti prego, se mai nella vita sarò un'insegnante...

Ti prego,
se mai nella vita sarò un'insegnante fa' che le mie ore di lezione siano un'occasione per crescere, prima che un tempo da riempire di nozioni;
fa' che la mia materia (qualunque essa sia) non sia per i miei allievi un fine, ma un mezzo per intravedere la bellezza che c'è nel mondo;
fa' che prima di essere un'insegnante io sia una persona, perchè i miei allievi saranno esseri umani, prima che studenti;
ma fa' che sia in grado di giudicarli come studenti, non come esseri umani.
Ti prego,
se mai nella vita sarò un'insegnante e se non sopporterò una collega fa' che sia abbastanza intelligente da non farlo sapere alla classe.
Fa' che ami il mio lavoro e che esso non sia un modo per arrivare alla fine del mese ma un'opportunità per dare il mio contributo al mondo e al futuro;
fa' che abbia la capacità di capire le persone con cui avrò a che fare, che non mi senta mai superiore a nessuno e che abbia l'umilità necessaria per imparare dai miei studenti.
Fa' che nella mia scuola ci sia un giardino: andrò a fare lezione all'aperto, perchè all'aperto il cervello si ossigena meglio;
fa' che rispetti la parola data, che sia puntuale, precisa. Se non lo sarò fa' che abbia il coraggio di chiedere scusa. Soprattutto ai miei studenti.
Ti prego,
se mai nella vita sarò un'insegnante fa' che non sia come certi esemplari che entrano ogni mattina dalla porta della mia classe.

Amen

giovedì 17 novembre 2011

Cose che capitano

Ieri pomeriggio mi sono guardata "Va' dove ti porta il cuore" su internet. E' inutile dire che ho pianto per tutto il tempo, ma lo dico lo stesso.

[Eccezionale Virna Lisi].

mercoledì 16 novembre 2011

Le risposte in un libro

""Diffidi di chi è perfetto" mi diceva, "di chi ha le soluzioni pronte in tasca, diffidi di tutto tranne di quello che le dice il suo cuore""

Tra le poche cose che ho portato con me nella Città Eterna c'era "Va' dove ti porta il cuore", di Susanna Tamaro. Dormiva nella mia libreria da tanto tempo ma non mi è mai venuta la curiosità di prenderlo in mano, sfogliarlo, leggerlo. Però sabato sì, chissà cosa mi ha portata davanti allo scaffale e mi ha fatto scegliere proprio quel libro. Un segno forse? Mi piace pensarlo.
Un libro commovente, eccezionale, delicato.
E' stato come trovare tutte le risposte di cui avevo bisogno. Tutti i pensieri che non riesco a sgarbugliare nonna Olga li chiama per nome, mi dice semplicemente che devo aver cura di me, che non devo aver fretta, che devo imparare ad ascoltarmi. Dalla sua Opicina di inizi anni novanta parla proprio a me, mi sostiene da lontano, nel tempo come nello spazio, mi indica una via.
Lei, senza saperlo, sabato ha scelto me.  

lunedì 14 novembre 2011

In breve, Roma

Partenza col treno dalla mia città, in borsa poche cose: il dolce tipico della mia regione, un libro, gli appunti di greco da studiare... cambio treno, le colline toscane scivolano fuori dal finestrino, arrivo nella Città Eterna. Sono sola. Completamente sola. Ho un indirizzo in mano e l'unica cosa che voglio è raggiungere un taxi e arrivare il più presto possibile in albergo. Ne trovo uno, salto in macchina e mi godo la città. So per certo che mi sta facendo fare il giro lungo ma questa volta la Roma dei libri di scuola che vedrò sarà solo quella di questo breve trasferimento. Piazza della Repubblica, Piazza Venezia, il traffico delle sei e il tramonto oltrerpassando il Tevere. Poi si staglia all'orizzonte la sagoma del Cupolone, una specie di "punto di riferimento" che mi ricorda dove sono. Via della Conciliazione, davanti, San Pietro e i ricordi di altre volte qui, di altre Rome. Un lampo e la Città che conosco si allontana, mi accoglie una specie di periferia. Cena super frugale, pigiamino, giornale e nanna. Sveglia tranquilla, maglione della associazione indosso, incontro con i referenti delle altre Sezioni. Le strette di mano del primo incontro oggi diventano abbracci, un'allegra compagnia che sa darsi da fare quand'è il momento. Riunione e progetti, programmi, idee, sogni che speriamo diventino presto realtà. Lavoro da organizzare, appunti da prendere, battute da sussurrare a mezza voce quasi come in classe. E poi ripartire, temere di perdere l'unico treno, l'incontro di una signora settantenne che tranquillizza ("Signorina, il treno lo prende, non si preoccupi"...), i pensieri sulla vita e i suoi incontri fortuiti. Salire in treno e raccontarsi ancora, sistemare gli appunti scribacchiati e osservare la sagoma delle colline. Il treno si ferma nella città di pianura, scendere dal treno. Tutto è già finito. Quando stai bene il tempo vola.  

[Chiedo scusa per la sintassi: per una volta non ho voluto pensarci]

giovedì 10 novembre 2011

Io dico no alla festa d'Istituto

Questa mattina c'è stata un'assemblea durante la quale sono state presentate le liste candidate al Consiglio d'Istituto e alla Consulta Provinciale. Due dei miei compagni di classe si sono candidati per una lista perciò è stato un buon modo per fare del tifo e un'ottima occasione per sentire cosa avevano da dire gli altri. Inutile dire che è stato particolarmente divertente: quattro liste delle quali due con proposte ragionevoli (una era quella dei miei compagni... no, non c'è campanilismo) e due piuttosto ridicole.
Ho sentito parlare di "assemblee alle quali tutti possiamo dare il nostro contributo", "cineforum", "vendita libri"... punti uguali ogni anno, che per quanto mi riguarda fanno parte della categoria "specchi nei bagni".
Ho sentito parlare di assurdità, come "mercatino", "giornalino"...
Ma ho sentito anche proposte interessanti, come il potenziamento dell'ecosostenibilità attraverso la raccolta dell'alluminio (che potrebbe essere venduto), attraverso una raccolta differenziata fatta con sentimento.
Il titolo di Principessa delle Cavolate però va alla proposta di fare una festa d'Istituto. Anzi, al modo in cui è stata presentata. Era il primo punto di una lista e si è anche parlato di trovare dei fondi per finanziarla!!!
E io mi chiedo: siamo sicuri che il primo punto di una lista candidata al Consiglio d'Istituto debba essere una festa? Siamo sicuri che sia una priorità per la nostra scuola? Beh, ragazzi, se centriamo un programma su una cosa così non lamentiamoci dei nostri dirigenti... Il futuro, per altro anche abbastanza prossimo, siamo noi e se davvero vogliamo cambiare qualche cosa dobbiamo cominciare adesso, dal piccolo... Se così non facessimo non saremmo una classe dirigente migliore di quella che ci ha preceduto. Ma del resto "panem et circenses"...
E mi chiedo anche: diamo dei fondi per una festa e non per le altre mille cose di cui la nostra scuola avrebbe bisogno? Salviette nei bagni, carta per fotocopie, finestre decenti. Ma anche fondi per visite guidate, sportelli, corsi di aggiornamento per insegnanti, laboratori che non siano risalenti al paleolitico come quelli che abbiamo ora. Con questo non voglio far passare il messaggio che una scuola poco divertente sia una scuola che funziona, anzi: una scuola che funziona è quella che dopo un percorso vorresti ricominciare, dove nonostante tutto ti senti protetto, dove risorse economiche e umane vengono gestite con criterio. Perchè poi è inutile scendere in piazza, combattere per avere più fondi per la cultura e poi usarli per una festa: hanno ragione a tagliarci tutto. I soldi vanno spesi in maniera intelligente: questo non è un modo intelligente. E'inutile gridare perchè vogliamo una scuola migliore se noi in prima persona non ci miglioriamo, se non siamo noi per per primi ad essere il cambiamento che vorremmo vedere e questo non lo dico io, ma un signore che si chiama Gandhi.
La scuola siamo noi.
Non è uno slogan o una frase fatta: è la realtà che, grazie al Cielo, tutti i giorni viviamo.

mercoledì 9 novembre 2011

Grafie

In tredici anni di scuola (!!!) nessuno prima di oggi mi aveva detto che ho una scrittura incomprensibile. In verità alle elementari le maestre si lamentavano perchè scrivevo un po' troppo in piccolo (avevano ragione: con il mio compagno di banco si faceva a gara a chi scriveva più in piccolo e non per niente vincevo sempre io ;) ), ma mai nulla di più. Oggi, la svolta. Onestamente le "a" sono un po' troppo simili alle "o" e la gambetta delle "t" non si può dire che svetti verso l'alto. Però dai, incomprensibile non lo è proprio. 
E poi la grafia è una di quelle cose che non si può cambiare radicalmente la si apprende a sei anni e piano piano si apporta qualche lieve modifica, si allungano le gambette, si ingrossano i ventri delle "b"... ma tutto avviene con molta calma. Perchè è un po' come il carattere, che anche se ci provi a smussare i lati che non ti piacciono alla fine qualcosa rimane sempre e comunque è un processo piuttosto lungo. 
Perciò sulla carta come al di fuori di essa c'è chi è un po' più spigoloso, chi più dolce, chi guarda in avanti, chi è dritto, chi è panciuto, chi si prende tutto lo spazio di cui ha bisogno...  

domenica 6 novembre 2011

Domenica sonnacchiosa

Questa è una domenica particolarmente sonnacchiosa. Colazione lenta, cartoni animati del mattino, un po' di studio di Kant, un girino in macchina (no, la patente non l'ho ancora presa... uff... sono imbranatissima), un po' di Vasetto di Margherite, il the caldo, la torta di Buddy su Real Time... se non ci fosse il compito di filosofia di martedì che mi mette ansia già adesso sarebbe una domenica assolutamente rilassante.

sabato 5 novembre 2011

"Come stai?"

"Come stai?"
"Bene!"
Falsa.
Falsa e basta.
Non è vero che va tutto bene. O meglio. Ci sono cose che vanno bene e cose che vanno male. Il più delle volte quelle che vanno male sono quelle a cui tieni di più. Troppo complicato spiegarlo alla zia che incontri in centro, alla vicina di casa con cui sali in ascensore. Soprattutto troppo lungo da raccontare. Soprattutto non hai tutta questa confidenza con la suddetta zia e la suddetta vicina. E poi non capirebbero.
E poi sto bene.
Sempre.
Tanto che problemi potrò mai avere alla mia età...

giovedì 3 novembre 2011

Giorni strani

Questi sono giorni piuttosto strani... metti le festività poco allegre, metti qualche silenzio in più, metti la scuola, l'autunno, la pioggia... Non capisco quello che mi sta succedendo. Fuori è tutto un andirivieni, uno slalom tra un'interrogazione e le prove della banda. Ma dentro è come se stessi andando in letargo, una specie di torpore che avvolge tutto, rende tutto ovattato. E' una cosa piuttosto strana...

martedì 1 novembre 2011

Ovidio sei un fenomeno


"C'è in alto nel cielo una via, che si vede quand'è sereno. Lattea si chiama, e spicca proprio per il suo candore. Di qui passano gli dei per recarsi alla dimora del gran Tonante, alla reggia. A destra e a sinistra, con le porte aperte, sono gli atrii degli dei nobili, sempre affollati. La plebe abita sparsa da altre parti. Gli dei più potenti ed illustri hanno stabilito qui il loro domicilio, sul davanti. Se l'espressione non sembrasse irriverente, oserei dire che questo luogo è il Palatino del grande cielo".

Metamorfosi, Ovidio

[Adoro studiare queste cose.] 

lunedì 31 ottobre 2011

Ogni promessa è un debito

Come promesso ecco il risultato dello spostamento, dei pittori e della libreria.





sabato 29 ottobre 2011

Stupidastupidastupida

Sono troppo critica nei miei confronti, rimugino troppo sui miei errori. Un'interrogazione andata male non è la fine del mondo. La cavolata detta fa parte del passato. Domani è un altro giorno. Ma più mi ripeto tutte queste cose più nel mio cervello risuona incessante "stupidastupidastupida".

venerdì 28 ottobre 2011

Bella Donna


Bella Donna,
sono davanti a questo foglio bianco con tantissime cose da dirti ma nessuna buona idea per metterle in ordine. Se sono qui, però, è perchè almeno qualche passo, con te, l'ho fatto. Non importa se quando ci muoviamo tu usi la carrozzina e io le gambe, se le tue scarpe sono nuove e le mie usurate: conta ciò che ci spinge in avanti, la direzione verso cui stiamo andando, ciò che nell'andare l'una riceve dall'altra. Sono fortunata ad averti come compagna di viaggio (e per "viaggio" intendo sia quello concreto verso un luogo segnato su una cartina, sia quello del cuore), perciò voglio che tu sappia che, nonostante a volte sia difficile e in salita, con te mi sento più sicura e non mi stanco mai: se ci sei tu io non ho paura. Ringrazio il Cielo per avermi condotta vicino alla tua carrozzina un giorno di agosto di diversi anni fa; lo ringrazio perchè ho incontrato te, che oltre al tuo dolore sai portare anche il mio carico, mi rassicuri quando ho bisogno di essere rassicurata, sorridi quando ho bisogno di sole intorno. Sei un rifugio, anche se ti senti fragile. In questi anni il tuo dolore mi ha fatta crescere molto: sei un esempio, una testimonianza del fatto che non servono delle gambe per stare nel mondo, ma una testa e un cuore ben funzionanti. Mi hai insegnato, mi insegni sempre, a non mollare mai. Tu fai tanto, per tutti: ogni volta c'è la coda per venire a salutarti! Noi ti raccontiamo i nostri problemi, le nostre preoccupazioni e tu le porti tutte con te. Eppure io mi chiedo se anche noi siamo capaci di portare nel nostro zaino almeno un po' del tuo carico... no Bella Donna, non lo sappiamo fare... scusaci per questo. Perciò ti auguro di trovare lungo la strada qualcuno che sia disposto non solo a sedersi accanto a te una sera a cena (approfittando della tua vicinanza per raccontarti le sue disgrazie), ma qualcuno che sappia ascoltarti e supportarti ogni volta che ne hai bisogno. Sì. Ti auguro una persona così. Quando penso a te la mia mente corre a Lourdes. Massabielle è il cielo sotto al quale ci siamo incontrate, il punto di partenza di questo incredibile viaggio insieme. Il treno, il Gave, il profumo di incenso, le candele, i pomeriggi all'ombra degli alberi lungo il fiume... in mezzo a tutte queste cose ti ho vista contenta, Bella Donna; ti ho vista felice nonostante la fatica di un viaggio scomodo e lungo. Ti ho vista forte pur nella debolezza della sofferenza. Tu sei una persona importantissima nella mia esperienza di volontaria: mi hai vista cambiare divisa, lavorare, diventare grande tra una tanica d'acqua e una teglia di pasta al sugo. Tu mi conosci più di quanto io stessa mi conosca. Lourdes è più bella se ci sei anche tu. Ti auguro tanti momenti Laggiù, con quella tranquillità nel cuore. Tanti momenti tra coloro a cui vuoi bene. Spero che l'affetto di coloro che ami, spero che anche il mio affetto, ti aiuti a superare i momenti di sconforto e ad alleviare il dolore, che il mondo ti sorrida veramente.
Buon compleanno, Bella Donna... e cerca di pensare a te almeno per oggi!

mercoledì 26 ottobre 2011

Buon compleanno, Domenico Scarlatti


Per Domenico Scarlatti ho un affetto particolare: il mio primo brano di musica classica che ho suonato con il coro, infatti era una sua pastorale. La sua Pastorale mi riporta al mio primo Natale in ospedale, al profumo di candele, alla mia dottoressa, a tutte le emozioni che provo ogni volta che varco la porta della chiesina... incredibile a quante cose fa pensare una musica...
Tanti auguri!

lunedì 24 ottobre 2011

La musica della corriera


Eppure abbiamo giocato insieme, da piccole; alle elementari abbiamo piantato l'albero nel cortile della scuola, alle medie barattavamo i compiti di italiano e matematica, cominciavamo a creare i cartelloni per le prime ricerche, ci confidavamo i primi segreti... E oggi, cinque anni dopo, non ci rivolgiamo neanche più la parola. Mi fermo vicino al tuo posto sperando di vedere il mio sorriso ricambiato, ma non mi lanci neanche uno sguardo. E allora ecco che la musica si fa terapia: Einaudi suona il pianoforte mentre l'autobus che ci riporta a casa corre lungo il viale alberato che costeggia la stazione, attraversa il fiume e si immerge nei campi. Gli alberi gialli, di quel giallo autunnale, sono dello stesso colore del cuore; la sagoma azzurrina delle montagne ci insegue, non ci lascia scappare. Le voci della corriera si confondono a quelle dei ricordi, ma io ho la mia musica, e tutto, con essa, sembra ovattato. Anche il dolore. Anche il dispiacere. Anche la delusione. Anche la tristezza. Il brano che sto ascoltando si chiama "in un'altra vita" e sembra proprio adatto a questo momento strano.
In un'altra vita voglio essere ancora la tua compagna di giochi, di ricerche, della corrierina delle elementari e delle medie.
In un'altra vita.
Ancora.
Come all'inizio di questa.

domenica 23 ottobre 2011

Di tutto un po'

L'aspettativa, la gioia di una nuova conoscenza, di una nuova amicizia, l'ansia per il compito di domani, le risate dovute al messaggio di un'amica, la speranza di vedere un posto lontano, l'ira per alcuni discorsi insensati. La sensazione di non essere capace ad incastrare tutto in una domenica di fine ottobre...

sabato 22 ottobre 2011

"Affezionatevi ad un pianeta!"



"Affezionatevi ad un pianeta!", ci ha esortati la prof di scienze stamani, "...Possibilmente che non sia la Terra, perchè quella la spiego io". La sua spinta iniziale era così bella che il lavoro che dovremmo presentare è passato per un attimo in secondo piano. Sfogliando il libro di geografia e osservando le foto ho deciso che il mio pianeta è Nettuno. La sua storia mi ha incuriosita, infatti è stato il primo pianeta scoperto grazie a calcoli matematici: ci si accorse di qualcosa di strano nell'orbita del vicino Urano e tac, la sera del 23 settembre 1846, mentre l'Europa si preparava alla rivoluzione del '48 e Pio IX cominciava a dare concessioni, gli astrologi hanno osservato per la prima volta Nettuno. L'ho scelto perchè è il più freddo, il più azzurro, l'ultimo dei pianeti che si studiano in classe da quando Plutone è stato declassato; perchè è il più lento (164 anni per compiere tutta la sua orbita), quello che compie il giro più lungo intorno al Sole.
Non so perchè ma ho l'impressione che se ne vada tranquillo per osservare meglio le stelle del firmamento, con calma, perennemente spazzato da venti fortissimi, cinto da una corona di anelli molto più discreta di quella del suo compare Saturno...

Balena

Questa settimana stressante è finalmente finita, la prossima non sarà da meno, ma almeno per stasera mi dedico al mio Vasetto, un po' perchè mi siete mancati in questi giorni di studio e un po' per seguire la mia filosofia del "faccio quello che mi piace fare".

Il mio animale preferito è la balena (seconda classificata, la pulcinella di mare). Innanzitutto, nonostante Geppetto e Pinocchio ci finiscano dentro, non mangiano né delfini né uomini, anzi, mangiano Krill, tonnellate di Krill. Sono assolutamente innocue per l'uomo, migrano dalle acque gelide dei poli fino ai tropici e, incredibile, non perdono la strada. Le balene non sono animali solitari: si uniscono spesso in piccoli gruppi, guidati da un maschio adulto, nei quali hanno un comportamento sociale e cooperativo per la ricerca del cibo, la felicitazione dell’accoppiamento e del parto e la protezione degli individui giovani o malati. Mentre nella mitologia occidentale la balena è considerata un mostro (a sei teste addirittura!), in Oriente è vista come una divinità che aiuta la popolazione e guida le barche facendole scampare dai naufragi.
Le cose che mi affascinano di questi bestioni giganteschi sono diverse: innanzitutto la grazia con la quale, il più delle volte, spariscono sotto il pelo dell'acqua; il loro placido nuotare nelle profondità dell'oceano, le società basate sul mutuo aiuto (e ne avremmo da imparare, noi uomini, da questi giganti!), la potenza con cui schizzano fuori dal mare, l'espressione sempre imbronciata, il fatto che "cantino".
... E mi sembra che siano ricoperte di mistero, che a volte tornino in superficie per vedere la terra che milioni di anni fa hanno abbandonato per sempre...




giovedì 20 ottobre 2011

Eight cats

Oggi in classe eravamo solo in otto! Abbiamo raggiunto i nostri minimi storici, praticamente. La maggior parte dei miei compagni infatti era agli incontri di "università-porte aperte", si sono presi il loro trenino, i piani di offerta formativa della facoltà, si sono sorbiti un mare di "la nostra università dispone di 432940423050432 biblioteche, è la migliore, ci sono 9947472929834876821134 docenti contenti di lavorare per voi blablabla... A parte questo, non potevano scegliere una giornata peggiore per andare in una città di mare: pioggia, vento, freddo... Noi otto invece ce ne siamo rimasti tranquillamente in classe, a farci la nostre cose: un po' di inglese, supplenza, filosofia, storia, in tutta tranquillità... magari sempre, fosse così!!!

mercoledì 19 ottobre 2011

La prima candelina di Gioire in musica



Gioire in musica oggi spegne la sua prima candelina!
E io, che già da qualche tempo cercavo una scusa per dire due paroline ad Annamaria, ho finalmente trovato l'occasione giusta.
Grazie, Annamaria, perchè in questo spazio di byte sai regalarmi la poesia delle parole unita alla poesia della musica. Le tue riflessioni sono sempre limpide e i brani che ascolto sembrano davvero appropriate ad esse, sento che nel tuo cercare la melodia perfetta ci metti davvero molto cuore: si percepisce, credimi. Ed è la cosa più importante, questa.
E questo per quanto riguarda il tuo blog.
Ma adesso vengo a te... grazie, in questo mondo virtuale, che però ti fa emozionare veramente, tu sai dirmi le cose giuste al momento giusto, leggi pazientemente (insieme agli altri che compaiono sullo spazio di destra, ovviamente, ma spero che questi non se la prendano per questo pensierino di compleanno tutto tuo...) tutto quello che mi sfiora la mente, magari anche sorridi davanti alle mie considerazioni... E' come avere una specie di sicurezza al di là del computer, come ricevere un abbraccio virtuale (ma spesso ho la sensazione che sia un abbraccio vero) ogni volta che vedo scritto qualcosa di te sotto ai miei pensieri. Io che cerco sicurezze un po'ovunque e a volte mi appoggio a cose e persone che hanno la stabilità della libreria della pubblicità di Fastweb, ho trovato un punto saldo in te, una specie di bagnafiori sempre colmo d'acqua, sempre pronto nel caso il mio Vasetto abbia sete. Per tutto questo, grazie, grazie davvero. 
Per il compleanno del tuo blog ho pensato di regalarti un brano di musica... ero piuttosto indecisa su quale scegliere... e allora ho deciso di regalarteli entrambi: questo perchè un pezzo che ho suonato con la banda al mio primo Concerto di Fine Anno e questo perchè mi commuove ogni volta che lo ascolto e so per certo che ti piacerà...
Auguri per tanti anni qui, per tanti post e tanta musica.
Nella speranza di poterlo fare davvero, un giorno, ti abbraccio... e bacini!

Detto questo, gente, andate subito a vedere e ad ascoltare Gioire in musica...

martedì 18 ottobre 2011

Io e l'ifinito

Infinito si può dire in molti modi: l'infinito dello spazio e del tempo, l'infinito dentro di noi. E quanti sentimenti diversi davanti ad esso: ansia, paura, ma anche curiosità e benessere.
Alle elementari, quando la maggior parte dei miei compagni di classe voleva diventare astronauta e io volevo salvare gli animali, mi chiedevo cosa sarebbe successo se il cavo tra loro e la navicella si fosse spezzato: sarebbero caduti all'infinito? Avrebbero incontrato gli alieni? Sarebbero precipitati fino alle pareti dell'universo? Queste domande mi accompagnano ancora oggi e sono felice del fatto che qualche astrofisico stia lavorando per rispondere alle mie curiosità di bambina.
Un'altra cosa che non sono mai riuscita a capire è la questione della retta e del fatto che quella che disegnavo (e disegno ancora) sul foglio, sia in realtà una parte microscopica di quella linea infinita... e dove arriva, questa linea? mi chiedo ancora oggi. Possibile che seguendola non si arrivi mai alla fine?
Io non capisco.
L'infinito è un concetto troppo grande per me, che sono abituata a misurare tempo e spazio e quando prendo una direzione arrivo di sicuro da qualche parte.
Forse è un concetto troppo grande per tutti noi, che abbiamo dato una scansione alla durata e alla distanza... forse, se il processo di civilizzazione non ci avesse portati a ciò ora siamo, saremmo riusciti a capirne il mistero... ma sono sono pensieri in disordine. ;) 

sabato 15 ottobre 2011

Oh, è domenica

Questa è stata una settimana massacrante... e da domani replica!
Oggi mi regalo lo studio della domenica (già raccontato in un post precedente), il thè alla mela, la maschera all'argilla, Vasetto di margherite e il divano.
Bacini a tutti.

venerdì 14 ottobre 2011

Decisioni da prendere

Ho deciso che farò solo ciò che mi rende felice.
...Mi sembra un buon progetto.

giovedì 13 ottobre 2011

Mai dire mai!

Io aprirò il libro di fisica e capirò tutto.
Io ascolterò un violino suonare.
Io scriverò una tesina.
Mi verrà in mente un'altra idea per la tesina.
Io mi farò sentire.
Non mi tremerà la voce quando parlerò in pubblico.
Imparerò a cucinare.
Porterò a termine i buoni propositi.
Imparerò a parlare inglese.
Imparerò a guidare.

... beh, i miracoli possono ancora accadere, no? ;)

martedì 11 ottobre 2011

eeeerttttfkjvdnozxcnoerrnvfdmsecciùùùùùù!

Sono raffreddada. In classe girava già da qualche giorno quesda specie di influenza audunnale e ovviamende l'ho presa anch'io. Per curarmi: dhè caldo, dvd di Fandasia 2000, Vaseddo di margheride. E fazzoleddi. Mondagne di fazzoleddi.


Baci (ma da londano)

lunedì 10 ottobre 2011

Ci sono cose che sapete e cose che non sapete

Voi sapete quello che mi passa per la testa ma non come mi chiamo.
Sapete le mie riflessioni davanti ad un brano di musica ma non il mio numero di scarpe.
Sapete che ho spesso bisogno di un abbraccio ma non dove trovarmi per darmelo, questo abbraccio.
Sapete che adoro quello che studio ma non dove studio.
Sapete qual è il mio fiore preferito ma non di che colore sono i miei capelli.
Sapete che sono egocentrica (molto egocentrica. Molto molto molto egocentrica) ma non sapete se porto l'apparecchio per i denti.
Sapete che ho un posto del cuore ma non come sia fatto il mio letto, la mia coperta preferita.
Sapete che Chicco e Cipolla sono i miei ricordi di bambina ma non sapete di che colore è l'astuccio che tutti i giorni tengo sopra il banco.
Sapete che in circolazione c'è gente parecchio importante (zii, amici vari...) ma non vi ho mai parlato della mia mamma.

Che posto strano, questo Vasettto di margherite...
Qui parlo di tutto quello che normalmente non dico.
Mi piace.

domenica 9 ottobre 2011

Non servono parole



Penso di aver bisogno di un abbraccio.

9 ottobre 1963: un'onda tra le Dolomiti


                                

C'erano una volta degli ingegneri, dei professoroni che volevano ricavare tra le montagne al confine tra Veneto e Friuli Venezia Giulia una riserva d'acqua per avere energia. Per farlo volevano costruire una diga grandissima, la più grande che l'uomo avesse mai potuto innalzare.

                                   

La gente del posto e alcuni studiosi avevano qualche dubbio: il monte avrebbe sopportato il muro? Tra proteste e progetti, a poco a poco, gli abitanti di Longarone, Erto e Casso videro stagliarsi all'orizzonte la diga.


Ma la natura non resse il peso e nella notte del 9 ottobre 1963 un parte del monte Toc precipitò nel bacino artificiale pieno d'acqua e un'onda altissima si riversò sui paesi vicini, Longarone, Erto, Casso, Frasegn, Le Spesse, Cristo, Pineda, Ceva, Prada, Marzana, San Martino, Rivalta, Pirago, Faè, Villanova, Cordissago, portando con sé morte e distruzione. Il Piave, diventato una massa d'acqua silenziosa, tornò nel suo letto dopo molte ore, lasciando ai suoi argini vite spezzate, paesi come un mucchio di macerie. Solo la diga, immobile, vegliava ancora sulla valle lacerata.


Ma la vita continuò, sui monti e a valle.
Quest'onda ci insegna che ricordare il passato aiuta a costruire un futuro migliore.
Questa è una storia che va ricordata. Questa è la storia che i nostri nonni ci raccontano. Questa è la storia che non solo gli abitanti di quelle montagne, ma anche noi, gente di pianura, racconteremo ai nostri figli e ai nostri nipoti.

                                                    

C'era la musica, c'erano le parole

Oggi abbiamo ricordato con una bella cerimonia la nostra Anna Maria.
C'era il coro al completo, c'erano i suoi canti preferiti... al centro dello spazio, tra i banchi, uno sgabello con una rosa e la sua cartellina.
C'erano le parole.
Quelle che il maestro mi ha chiesto di dire. Che non so come ho fatto a far uscire da me. Le parole che mi hanno bloccata mentre leggevo il discorso che avevo appena scritto. Che hanno scatenato una sinfonia di fazzoletti tra il coro.

Anna Maria,
le prove sono ricominciate e nonostante non ti vediamo tu sei con noi: il tuo sorriso illumina le nostre sere insieme, è la luce rassicurante che ci accoglie quando entriamo in chiesa. Sì, il tuo sorriso. Perchè forse è ciò che di te ricorderemo meglio. La tua cartellina è fra le nostre e ci dice che non sei andata lontano: sei con noi, sei dentro di noi. Ti chiediamo di aiutarci ad intonare le nostre voci, le nostre vite, sulla nota della felicità, di guidare il nostro canto verso l'alto. Fa' che il nostro non sia un canto di lamento perchè ci sei stata tolta, ma un inno di gioia perchè abbiamo avuto la possibilità di cantare con te, di camminare con te. Canta con noi dal cielo, Anna Maria e non dimenticarti del tempo che abbiamo trascorso insieme.
Ti vogliamo bene,
                                                       
                                          il tuo coro

sabato 8 ottobre 2011

Vita sociale ampia

Al  momento sto passando più tempo con Leopardi, Euripide e Locke che con il resto del mondo.
Rendiamoci conto.

venerdì 7 ottobre 2011

La fine di una carriera



C'è un tempo per tutto... La mia dottoressa-organista da oggi è ufficialmente in pensione.
Venuta da una terra lontana, me lo ricorda la sua cadenza, armata di stetoscopio, fidanzato e musica, ha sempre lavorato nell'ospedale della città, si è innamorata della nostra terra e non l'ha lasciata più. Nonostante la conosca solo da qualche anno mi sento di farle i miei complimenti per una carriera difficile ed impegnativa ma, ne sono certa, umanamente arricchente ed emozionante. Donna di poche parole e molti fatti, personalmente non l'ho mai vista commuoversi (invece a prove io sono sempre con il fazzolettino in tasca perchè ci sono delle musiche che mi fanno venire su il magone); lei è una creatura forte, forse la più energica tra le mie donne del cuore.
A lei, oggi, il mio abbraccio più forte perchè ha concluso un percorso, perchè ha totalmente realizzato un sogno del quale, forse, avrà dovuto ricalibrare la mira. Chissà, magari una lacrima le sarà scivolata dalla guancia quando ha riconsegnato i suoi camici bianchi... ma nel cuore, camici o non camici, lo so, sarà sempre una dottoressa.
Auguri Giuseppina per tutto ciò che ora vorrai fare, per tutta la musica che suonerai, per tutti i cuori che, con il tuo abbraccio, continuerai a curare.
Con grande affetto e stima,
LaFlautista

mercoledì 5 ottobre 2011

LaFlautista e Giacomo Leopardi: discorsi sulla felicità

                                                               

Caro Giacomo Leopardi,
a scuola sto studiando le tue opere e mi sembra di capire che tu, alla felicità, non ci credevi molto. Ce lo fai capire in infiniti modi, inchiostro su inchiostro, metafore su metafore per dirci che non diciamo mai "sono felice" ma "sono stato felice" oppure "sarò felice". Forse per te è stato così, dal momento che per molto tempo hai guardato il mondo dai balconi di casa tua senza goderti la possibilità di stare insieme agli altri e di passare del tempo insieme a loro.
Però io, ieri sera, "sono felice" me lo sono detta eccome! Ieri sera sono tornati finalmente a prove anche Carlo e Nella, bloccati nel Salento per cause di forza maggiore. Rivederli è stata una festa.
Perchè quando sei tra coloro che hai a cuore, quando fai quello che ti piace fare, quando raggiungi un risultato per cui hai combattuto allora sei felice. Anche se dura come un battito di ciglia e poi devi ricominciare da capo. Però non importa, caro Giacomo. Ciò che conta è saper riconoscere questa felicità tra le pieghe della quotidianità. Essere in grado di fare questo, secondo me, significa vivere con consapevolezza. 
Con questo non voglio dire che tu hai vissuto a caso, ci mancherebbe. Semplicemente non hai scoperto la chiave di questo modo di vivere... 
Perdona il mio ubris di giovane studentessa, ma questa cosa proprio te la dovevo dire. 
Ciao, 
LaFlautista